// Il nostro manifesto
Ci piace costruire cose che durano.
Il web cambia in fretta. Tecnologie e strumenti evolvono continuamente e quello che oggi sembra nuovo, domani può essere già superato.
Per questo cerchiamo di non seguire le mode del momento, ma di scegliere strumenti che conosciamo bene, progettare con attenzione e sviluppare soluzioni che possano essere mantenute e aggiornate nel tempo.
È il modo in cui lavoriamo da anni e che ci ha permesso di accompagnare molti progetti nel loro percorso, aggiornandoli e adattandoli alle nuove esigenze quando necessario.
Come lavoriamo
Prima la sostanza.
Un progetto ben fatto mantiene qualità e affidabilità mentre cresce, cambia e si aggiorna. Per questo definiamo sin dall'inizio architettura, performance e sicurezza: scelte che rendono il progetto più solido oggi e più semplice da evolvere domani.
Gli strumenti giusti. Conosciuti bene.
Scegliamo le tecnologie in base alle esigenze del progetto e preferiamo lavorare con strumenti che conosciamo a fondo. TYPO3 è da anni alla base di molte delle nostre applicazioni, soprattutto quando dobbiamo gestire strutture articolate, multilingua, con grandi quantità di contenuti e sviluppi che evolvono nel tempo. Una conoscenza approfondita della tecnologia ci permette di fare scelte più consapevoli e più semplici da gestire negli anni successivi.
Design con uno scopo.
Per noi il design serve prima di tutto a rendere chiaro ciò che una piattaforma deve fare. Organizziamo contenuti, funzioni e percorsi cercando di eliminare ciò che complica inutilmente l'esperienza. L'obiettivo è costruire interfacce chiare, leggibili e semplici da usare.
// Simply Us
Il web è vasto, dice l'introduzione alla Guida galattica, ma proprio vasto! Neanche ve l'immaginate quanto enormemente, smisuratamente, sbalorditivamente vasto esso sia, eccetera. Inoltre dice che se riempite il sito di meta tag potete sopravvivere nelle ricerche di Google per circa trenta secondi.
Ma essendo il web vasto, come si diceva, le probabilità di essere trovati su Google entro quel lasso di tempo sono due elevato alla potenza di duemiliardi settantanovemilioni quattrocentosessantamila trecentoquarantasette [2079460347] a uno, che, per una strabiliante coincidenza, è anche il numero di telefono di un ufficio di Bioversity dove Simone, in una giornata piovosa di lavoro, aveva conosciuto una simpatica Valentina la una passione per il design.
Bioversity si è poi fusa con CIAT e l'ufficio di Maccarese, telefono compreso, è andato distrutto.
Simone e Valentina, invece, hanno fondato NewtVision.
— con le dovute scuse a Douglas Adams
Valentina Barbiero
FOUNDER / CFO / Web Specialist / Web Designer / TYPO3 Integrator / Help-desk
Sono Web Specialist e Web Designer e in NewtVision mi occupo di progettare e seguire progetti web dalla prima idea alla messa online. Lavoro sull'architettura dei contenuti, sulla UX/UI, sul design e sullo sviluppo delle interfacce, coordinando allo stesso tempo le diverse fasi del progetto e il rapporto con il cliente.
Ho una particolare passione per TYPO3, con cui lavoro sia lato backend che frontend. Mi occupo della configurazione del CMS, della costruzione e personalizzazione delle interfacce, dell'organizzazione dei contenuti e degli strumenti editoriali. Una parte importante del mio lavoro riguarda anche chi dovrà poi utilizzare quei sistemi: preparo documentazione, tutorial e sessioni di training per redazioni e utenti, cercando di rendere semplice anche la gestione di piattaforme piuttosto articolate.
Gran parte del mio lavoro nasce dall'incontro tra design, tecnologia e contenuti. Mi piace capire cosa deve fare un sito, chi dovrà usarlo e come organizzare informazioni anche molto complesse per renderle chiare e accessibili.
Negli anni ho lavorato su tipologie di portali e progetti molto diversi tra loro che spaziano dalla ricerca scientifica al patrimonio culturale, dai dati ambientali alla comunicazione istituzionale. È una delle cose che apprezzo di più del mio lavoro: ogni progetto mi porta dentro un mondo nuovo, con linguaggi, persone ed esigenze da capire prima ancora di iniziare a progettare.
Ho contribuito a far nascere Politèia, un progetto dedicato alla divulgazione, alla partecipazione civica e al rapporto tra cultura digitale, società e dibattito pubblico.
Poi ci sono musica, cinema e scrittura, passioni che inevitabilmente finiscono anche nel mio lavoro e influenzano il mio modo di pensare immagini, interfacce e storytelling.
Simone Mori
FOUNDER / CTO / Project Manager / Web Developer / Database e GIS Expert
Mi sono laureato in Informatica nel 2009, ma il mio incontro con il mondo della ricerca è iniziato un anno prima, durante lo stage per la tesi a Bioversity International.
Ricordo ancora il primo giorno: sono entrato e mi hanno praticamente catapultato in una stanza con tre Senior Scientist a prendere appunti. Un bel modo per iniziare.
Da quell’esperienza è nato anche il primo progetto importante a cui ho lavorato, Crop Wild Relatives, dedicato alla conservazione delle specie selvatiche imparentate con le piante coltivate. All’epoca non potevo immaginare quanto quel mondo avrebbe influenzato il mio percorso professionale negli anni successivi.
Da quando ho iniziato questo percorso, non è passato un singolo giorno senza che io abbia imparato qualcosa. Non è una frase fatta: è probabilmente la cosa che continua a piacermi di più di questa vita. Ogni progetto porta con sé un problema che non avevo mai affrontato, una tecnologia da capire, una persona da ascoltare o, molto spesso, un intero ambito di cui all’inizio so pochissimo.
Nel 2011 è nata NewtVision. Da allora, tra alti e bassi, progetti semplici e altri decisamente meno semplici, siamo ancora qui. A progettare, sviluppare, risolvere problemi e, quando serve, ricominciare da capo.
In NewtVision mi occupo di sviluppo software e architettura dei sistemi, ma negli anni il mio lavoro è diventato difficile da racchiudere in una sola definizione. Lavoro con applicazioni web, database, sistemi informativi, dati geografici, integrazioni, server, networking e infrastrutture. Mi piace poter capire un sistema nel suo insieme, da quello che succede sulla macchina che lo ospita fino all’interfaccia utilizzata dalle persone.
Una parte fondamentale della mia esperienza, però, si è costruita lontano dalla scrivania.
Ho avuto la fortuna di viaggiare molto, in Europa e fuori, e di lavorare direttamente con ricercatori, genetisti, biologi, agronomi, National Coordinator e Focal Point. Sono stato sul campo, ho visto come vengono raccolti i dati e ho conosciuto le persone che quei dati li producono, li studiano e li utilizzano.
Questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere la tecnologia. Dietro una riga di un database possono esserci un albero in una foresta, un campione raccolto dall’altra parte del mondo, anni di osservazioni o il lavoro di persone che dedicano la propria vita a studiare qualcosa. Quando lo capisci, anche il modo in cui progetti un sistema cambia.
Per questo penso che la tecnica, da sola, non basti. L’esperienza nasce anche dalla curiosità e dalla creatività: dalla voglia di fare domande, di capire quello che ancora non conosci e di provare strade diverse quando quella più evidente non funziona.
Forse è per questo che il problem solving continua a essere la parte del mio lavoro che mi diverte di più. Mi piacciono i problemi difficili e soprattutto quelli per cui non esiste una soluzione già pronta. Posso passare dal progettare l’architettura di una piattaforma a capire perché due sistemi non comunicano, integrare dataset completamente diversi o cercare di convincere un server che, sì, oggi deve funzionare.
Sono una persona piuttosto solare. Mi piace ridere, stare bene con le persone e non prendermi troppo sul serio, anche quando prendo molto sul serio quello che faccio. Credo che lavorare bene significhi anche stare bene mentre si lavora e costruire rapporti che vadano oltre una lista di task da completare.
Fuori dal lavoro ci sono soprattutto la mia famiglia e i miei due bambini, che rappresentano probabilmente la mia più efficace scuola quotidiana di problem solving.
Poi ci sono la musica, la fotografia e gli scacchi. Mi piace soprattutto risolvere problemi: cercare una combinazione, scartare la soluzione apparentemente ovvia e continuare finché non riesco a vedere quello che prima mi sfuggiva. In fondo è un meccanismo che conosco abbastanza bene.
Mi piace pensare che l’esperienza non sia semplicemente la somma degli anni trascorsi a fare qualcosa. È tutto quello che gli anni ci hanno lasciato: le persone incontrate, le scoperte, le perdite, i posti in cui siamo stati, gli errori, le intuizioni, quello che abbiamo imparato e anche le idee cambiate strada facendo.
Sono convinto che ogni esperienza, anche piccola, ci cambi un po’. Persino fermarmi a scrivere queste righe mi ha costretto a guardare indietro e a capire qualcosa in più di me.
E domani, probabilmente, imparerò qualcos’altro.
Ok, ma in pratica?
Fin qui ti abbiamo raccontato chi siamo e come lavoriamo. Il modo migliore per capire cosa sappiamo fare, però, è dare un'occhiata ai progetti su cui abbiamo lavorato.